giovedì 7 gennaio 2016

Le foto firmate

Sono contro le foto firmate,  contro la censura,  contro i cani che pisciano sul loro destino,  contro la solitudine e i discorsi tipo pane al pane e vino al vino. Contro i cerchi del grano e quelli che sanno guardare dritti nel sole.  Contro quelli delle battaglie simboliche, i falsi combattenti e i daltonici della politica. Contro i semplificatori e contro quelli che pontificano, amplificando la loro ignoranza. Sono contro i vanitosi e i sacerdoti dell'apparenza. E sono contro quelli che scrivono sui blog di essere contro.

giovedì 12 novembre 2015

Scoperte filosofiche di Alfio Zappulla

Alba aveva circa quarant'anni (o almeno cosi' si descriveva sul sito incontramice.com), ma anche se se avesse avuti tanti di piu' restava sempre una donna trombabilissima. Il seno rifatto, forse un poco eccessivo, probabilmente non si poteva spremere con la stessa forza di uno normale, pena lo scoppio, ma per quello che ci doveva fare Alfio Zappulla andava benissimo. Nel giro di una settimana aveva lasciato la moglie e l'amante e quella ragazza giovane e carina che gli aveva fatto perdere la testa non rispondeva più al telefono. Il piano diabolico di confessare alla moglie di avere un'amante e all'amante di preferire le ragazze di vent'anni e di avere scopato un paio di volte con una di esse (cosa peraltro non vera) aveva funzionato alla perfezione. Libero e libero, aveva riacquistato la sfiga dei suoi vent'anni. Le donne che prima lo chiamavano tutti i giorni con scuse banali e anche semplicemente per chiacchierare su varie chat, lo avevano abbandonato e persino Erminia era in una fase in cui preferiva tentare di ricucire un rapporto con il marito, o quanto meno, di non far fallire il matrimonio per una scopatina con Alfio. Per mesi la sua coscienza era stata dibattuta tra il sollievo di essere libero e la sensazione di solitudine, soprattutto fisica, che lo prostrava. Ogni volta che parlava con una donna che anche minimamente lo interessava, aveva la spiacevole sensazione di sentirsi predatore davanti alla preda o come un ladro, o come un bambino goloso davanti a un barattolo di nutella e lo dava anche a vedere. Ogni volta poi che questi approcci venivano rifiutati sentiva di essere dipendente, da se' stesso, dalle donne, dalla sua frenesia sessuale, dal bisogno di dimostrarsi qualcosa, come se la sua sé più profondo fosse rimasto adolescente in attesa di definire il proprio ruolo nella vita.

" U sai, Robertuccio, penso che faro' come te, magari me ne vado con una escort, ci faccio sesso va, vediamo come mi viene, se ci arrinescio, perche' io sono schizzinoso, u sai? si tu hai ragione, compare che e' la cosa cchiu naturale del mondo, ma io trent'anni fa o giu' di li' ci provai ad andare a puttane. E? E nenti, rimpiccioleva, arrinciddicava, non c'era modo di avere un'erezione anche appena sufficiente per tuppuliarici a potta. Non te lo confesserei se poi avissi avuto problemi con le fimmine. In seguito poi, tutto a postissimo con le donne, tutte contente e soddisfatte, qualcuna di piu' qualcuna di meno, ma chi ci voi fare, e' la vita, fatto sta che ho sempre avuto erezioni normali. Ora pero' mi sembra di essere tornato adolescente quando le fimmine sentivano sciauro di sfiga, proprio cosi' disse una a un mio amico, qualche anno cchiu tardo, che il suo amico, che sarei io, era uno sfigato. Occhei a visto a una ca si fa chiamare Alba quarantenne sul sito incontramice.it, che mi intrippa abbastanza. Ormai non penso nemmeno alla cazzata che ho fatto di lassare a me mugghieri e all'amante in un colpo solo, arridducennumi sulu come un cane. Ormai penso ad Alba quarantenne e al fatto che sono diviso, scisso, andarci o non andarci, la donna oggetto, le malattie, umiliarmi quando magari non ci fosse erezione, dove riprovassi le sensazioni di paura e di impotenza che provavo quando avevo vent'anni e che sento sempre dentro di me, incombenti, opprimenti, sempre presenti".

Improvvisamente poi i suoi annunci erano scomparsi dal sito incontramice.com e Alfio si era sentito tradito, deluso e sollevato. Quante volte aveva composto il numero e poi rinunciato a chiamare e ora l'annuncio era scomparso. Alba quarantenne probabilmente era andata via, in tourné in qualche posto lontano. Oppure stava male, magari si era ammalata ed era morta, oppure si trovava in qualche letto di ospedale, povera e sola (la vita di una prostituta deve essere difficile, specie quando non lavora; chissà se aveva messo da parte dei risparmi, chissà se aveva qualcosa di cui vivere). Insomma era preoccupato e si rammaricava di non averla chiamata. Ma allo stesso tempo era un vigliacco e adesso poteva pensare ad altro e tirare un sospiro di sollievo perché ci sarebbe stato sempre un poi in cui spostare il gran passo. Poteva pensarci ad altro, ma al fondo del suo cervello, negli angoli che vengono destinati alla minima consapevolezza della meditazione o alla ancor più piccola consapevolezza delle proprie aberrazioni, gli restava un piccolo desiderio, di vedere e scopare con Alba quarantenne.

Quando la chiamò, la sua voce non gli piacque molto, ma lo tranquillizzò il fatto che sembrava una voce normale, dalle parole chiare e scandite e dal tono tranquillizzante. Le disse che era la prima volta le chiese il prezzo e si sentì rispondere una cifra quasi esorbitante alla quale non ribatté nulla. Su questo fu un po' combattuto perché da un lato, quando si va a puttane, da che mondo è mondo, la contrattazione è obbligatoria, quasi connaturata al gesto e all'approccio, un po' come le schermaglie  che precedono il fidanzamento. D'altro canto, quando ci si trova di fronte a decisioni epocali che cambieranno per sempre il corso della propria vita, non ci si può mettere a sottilizzare su pochi euro. Optò per non dire niente sul prezzo.

-Ma non sei brutto come mi avevi fatto credere- gli disse.  -Si ma non sugnu mancu beddu!- rispose mentre le infilava le mani dentro  il reggiseno, stranamente eccitato. Era una bellezza non bellezza bruna, di età indefinibile, dal tetto fatto e rifatto e il corpo magro e senza difetti. Si fece dare i soldi e lo mandò a lavarsi. Poi cominciò a fargli complimenti sulla dimensione del suo pene, che Alfio, in verità, aveva ritenuto sempre piccolo e magro e quando lui la penetrò cominciò ad emettere piccoli e ipocriti gemiti di godimento. Mentre i brani del cd si susseguivano, lui pensò che una certa percentuale di ipocrisia fa parte di tutti i rapporti, compresi quelli sessuali e che in fondo, anche se sapeva che i complimenti sul pene e i gemiti falsi erano parte del gioco, queste cose sono una specie di lubrificante. Si immaginò la perfetta sincerità e la noia che ne sarebbe derivata, con lei distesa sul letto a pensare ad altro. I gemiti e le parole l'aiutavano a restare concentrata e in tema, e senza un minimo di autoinganno non avrebbe potuto fare quel lavoro. Così Alfio si lasciò trasportare dalla corrente finché il cd finì e i suoi sforzi rimasero inconclusi. Ma era stanco e non aveva neanche voglia di godere. La musica era finita (un cd sostituisce ottimamente un orologio quando non puoi portare l'orologio e non ti puoi neanche far scoprire a guardarlo), Alfio si alzò, si rivestì e se ne andò via, grato.

lunedì 22 giugno 2015

Poesia sulla giornata lavorativa di un impiegato.

Poesia sulla giornata lavorativa di un impiegato ossia poeta-dipendente
Mi sveglio la mattina presto
con il mal di testo.
Ho preso da mia nonna che era molto lenta
e quindi ci sto un'ora, merenda pisciare e doccia
come lei ci stava tanto a tagliare l'insalata.
Da quando ho deciso di fare una vita sana e sono rimasto tirchio
e contrario agli sport e alle palestre, cammino per arrivare alla stazione.
Poi a parlar male di Renzi, sul treno, con Alfio e Peppino
tutte le mattine cazzo... ormai mi sta simpatico
e non voglio morire senza averlo votato come sta succedendo con Berlusconi.
Quant'è bello il mio direttore, bello a tutte l'ore
dalla mattina alla sera lui ci fa da primavera.
Entra uno, esce un altro.
Esce l'altro, entra uno.
A me non piace la gente, non piace per niente, per la fatica di non essere me.
Ma poi anche i culetti delle mie colleghe erano più interessanti dieci anni fa.
Relax, pavesini caffè.
Volevano farmi diventare quello della macchinetta del caffè
e avevano cominciato a lamentarsi per la macchinetta
esce acqua il caffè non è buono, mi dai dieci cialde alla volta
se no non ne prendo. Ma io gliel'ho impedito: non me ne frega niente,
cinquanta e te le dividi con chi vuoi.
e poi a me viene buono
e solo ogni tanto fa cilecca, come quando faccio l'amore del resto.
(Ma questo non lo dovevo dire, non c'entra niente con la poesia
e mi fa cattiva pubblicità, chi me la dà o almeno pensa di farlo, sentendo, non me la dà)
Sono abbastanza laborioso, poco borioso a volte nervoso spesso noioso.
Ci occupiamo tra l'altro
di ladri, extracomunitari non canadesi e neanche inuit, gente perversa.
E poi di quelli per i quali resta spesso solo la condanna morale.
Indovinello: insieme alla sanità siamo quell'altra cosa che non funziona.
No non le ferrovie.
La Stazione di Catania è bella anche se arrivo sempre stanco, di corsa
non so perché anche quando non ho fatto un cazzo, ma ho sempre fame
gli occhi che mi bruciano. Ma vedo il mare.
Post poesia. Il mio lavoro lo paragonerei ad ammuttari fumu ca stanga.
In italiano la cyclette praticamente.
Spesso ho pensato di essere un cane che traina una slitta
(eccheccazzo un'immagine epica di me stesso mi sarà concessa, no?)

giovedì 18 giugno 2015

Faccio pace

Vado lentamente riprendendomi. Io sono un perdente e quando decido di perdere lo faccio bene.
In questa storia ho perso il primo giorno e l'ultimo. Il primo perché mi sono lasciato deviare in una non vita... l'ultimo perché il mio ultimo piano, quello disperato e patetico (forse risibile e degno di disprezzo) per salvare tutti e tenermi tutti vicino, non ha funzionato. 
Ma oggi sono meno pentito del primo giorno mentre attraverso queste acque in solitaria, senza sapere se sono un piccolo lago o un grande oceano. 

P.S. La gente tende sempre a preferire te a me. Solo tu preferivi me agli altri. Sai che ho sempre avuto paura che tu ti incuneassi nelle mie relazioni. Ero geloso e penso anche a ragione.

P.P.S. Negli ultimi anni ho cercato di fare troppo il simpatico: la gente non mi piace, non mi piaccio nemmeno io e questo è un dato di fatto, un elemento difficilmente modificabile della mia personalità. 

P.P.P.S. Puoi anche disprezzarmi mentre faccio pace con me stesso.

sabato 23 maggio 2015

La parabola dei talenti

14 «Inoltre il regno dei cieli è simile a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno; a ciascuno secondo la sua capacità; e subito partì. 16 Ora colui che aveva ricevuto i cinque talenti, andò e trafficò con essi e ne guadagnò altri cinque. 17 Similmente anche quello dei due ne guadagnò altri due. 18 Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò, fece una buca in terra e nascose il denaro del suo signore. 19 Ora, dopo molto tempo, ritornò il signore di quei servi e fece i conti con loro. 20 E colui che aveva ricevuto i cinque talenti si fece avanti e ne presentò altri cinque, dicendo: "Signore, tu mi affidasti cinque talenti; ecco, con quelli ne ho guadagnati altri cinque". 21 E il suo signore gli disse: "Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa; io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore". 22 Poi venne anche colui che aveva ricevuto i due talenti e disse: "Signore, tu mi affidasti due talenti; ecco, con quelli ne ho guadagnati altri due". 23 Il suo signore gli disse: "Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa; io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore". 24 Infine venne anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, io sapevo bene che tu sei un uomo aspro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 perciò ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; ecco te lo restituisco". 26 E il suo signore rispondendo, gli disse: "Malvagio e indolente servo, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 tu avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, al mio ritorno, l'avrei riscosso con l'interesse. 28 Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha i dieci talenti. 29 Poiché a chiunque ha, sarà dato e sovrabbonderà, ma a chi non ha gli sarà tolto anche quello che ha. 30 E gettate questo servo inutile nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti"».

venerdì 22 maggio 2015

Divergenze

Sono spiacente ma passerà molto tempo prima che il ponte levatoio si abbassi. Per adesso non ti amo. Per adesso soffro le mie solitudini, e dentro le solitudini le inquietudini e dietro le inquietudini un certo non sapere dove andare, nè cosa cercare o come. Avrei dovuto fare come fanno tutti, stancamente proseguire, fino ad aver trovato le mie soluzioni per poi presentarti il conto. 
Se dovessi usare un'espressione siciliana, direi che sono come un bambino con la "sterica", piango in attesa che una mamma mi consoli. Era molto tempo che non mi sentivo così ma non mi volterò indietro. E' tempo di crescere o di far finta di essere cresciuti.
Se ti dessi spazio aumenterebbero le mie frustrazioni e le mie sensazioni negative, comincerei a odiarti e ad avere l'impressione che tu boicotti la mia vita. Lascia stare. Restiamo in pace.