"Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Ieri mi chiedevo come avrei fatto a commentare tutti i numerosi articoli della Costituzione. E poi mi chiedevo qualcosa sulla qualità di questi commenti. La cosa in un certo senso cominciava a preoccuparemi persino oggi, quando mi sono messo a scrivere, ma alla fine ho pensato che non è affatto necessario che io commenti sempre e comunque. Intanto anche voi miei concittadini, avete pari dignità sociale e siete uguali davanti alla legge (Per non dire che anche voi siete tenuti come le istituzioni a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'uguaglianza non solo dei vostri figli o dei vostri nonni, ma anche di quelli degli altri). Quindi potete commentare anche voi, dicendo quello che la costituzione vi fa venire in mente e magari raccontandoci di come la Repubblica potrebbe fare per rispettare l'articolo tre, evitando di legiferare in maniera diseguale o per operare in modo da riempire i grandi fossati tra i ricchi e i poveri di questo paese (ma anche tra coloro che conservano il vigore e la salute e quelli che in qualche modo lo hanno perso).
Ma a quale titolo possiamo farlo visto che non siamo costituzionalist? Secondo me il titolo per cui tutti ma proprio tutti possiamo farlo è che la riflessione sulla nostra Legge fondamentale ci può insegnare veramente tanto sulla vita e soprattutto sulla speranza....
mercoledì 28 settembre 2011
sabato 24 settembre 2011
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita', e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta' politica, economica e sociale.
Il respiro ampio. Fin dalle prime battute non vi è solo il cittadino, ma l'uomo. Magari non sarà un uomo con la u maiuscola, ma pur sempre uomo.
« Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. » (Il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani.)
L'eguaglianza di tutti gli esseri umani è ovviamente un dogma. O almeno a me così sembra. Un dogma laico che va creduto in quanto tale. Ma al contrario di tutti i dogmi religiosi, la storia ha confermato che non credere a questo principio, non rispettarlo, non diffonderne la conoscenza, provoca mostruosità che è difficile credere abbiano avuto origine dall'uomo.
Sembra una banalità ma sembra che tutti man mano abbiano dimenticato i doveri. Attenzione, non ci troviamo di fronte al dovere di essere buoni, quanto piuttosto al dovere di essere cittadini, nella dimensione politica, con tutti i propri beni e nelle società di cui si fa parte. La solidarietà è anche il senso del destino comune, dell'inestricabile intrecciarsi delle vite di tutti con le vite di tutti, per cui restare indifferenti o fregarsene (o disprezzare) alla fine si ritorce contro tutti e contro ciascuno.
E poi nessuno può sentirsi interamente padrone dei propri beni, della propria ricchezza. Tale ricchezza va indirizzata al benessere comune, il benessere di uno va trasformato nel benessere di tutti.
Come esercizio di elasticità mentale propongo di pensare a questo: un rom è un uomo ai sensi dell'art. 2. Un mafioso è un uomo ai sensi dell'art. 2. Un nazista è un uomo ai sensi dell'art. 2. Un pluriomicida è un uomo ai sensi dell'art. 2. Uno straniero irregolare è un uomo ai sensi dell'art. 2. Lo stato vegetativo o il coma non incidono sulla qualità di uomo ai sensi dell'art. 2. So che sono situazioni eterogenee, ma mi sembrava utile per dimostrare quanto sia difficile il rispetto dell'art. 2, per tutti. In coscienza.
Il respiro ampio. Fin dalle prime battute non vi è solo il cittadino, ma l'uomo. Magari non sarà un uomo con la u maiuscola, ma pur sempre uomo.
« Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. » (Il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani.)
L'eguaglianza di tutti gli esseri umani è ovviamente un dogma. O almeno a me così sembra. Un dogma laico che va creduto in quanto tale. Ma al contrario di tutti i dogmi religiosi, la storia ha confermato che non credere a questo principio, non rispettarlo, non diffonderne la conoscenza, provoca mostruosità che è difficile credere abbiano avuto origine dall'uomo.
Sembra una banalità ma sembra che tutti man mano abbiano dimenticato i doveri. Attenzione, non ci troviamo di fronte al dovere di essere buoni, quanto piuttosto al dovere di essere cittadini, nella dimensione politica, con tutti i propri beni e nelle società di cui si fa parte. La solidarietà è anche il senso del destino comune, dell'inestricabile intrecciarsi delle vite di tutti con le vite di tutti, per cui restare indifferenti o fregarsene (o disprezzare) alla fine si ritorce contro tutti e contro ciascuno.
E poi nessuno può sentirsi interamente padrone dei propri beni, della propria ricchezza. Tale ricchezza va indirizzata al benessere comune, il benessere di uno va trasformato nel benessere di tutti.
Come esercizio di elasticità mentale propongo di pensare a questo: un rom è un uomo ai sensi dell'art. 2. Un mafioso è un uomo ai sensi dell'art. 2. Un nazista è un uomo ai sensi dell'art. 2. Un pluriomicida è un uomo ai sensi dell'art. 2. Uno straniero irregolare è un uomo ai sensi dell'art. 2. Lo stato vegetativo o il coma non incidono sulla qualità di uomo ai sensi dell'art. 2. So che sono situazioni eterogenee, ma mi sembrava utile per dimostrare quanto sia difficile il rispetto dell'art. 2, per tutti. In coscienza.
Art. 1
"L'Italia e' una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranita' appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
Se ogni parola ha un peso, l'Italia è una. Nessuna Padania, nessun Nord, nessun Sud. Italia proprio una. Variegata, multiforme, caotica, fatta di italiani e di stranieri, di uomini e di donne che lavorano. Si fonda su qualcosa di umile, l'ltalia disegnata dai costituenti, mica sul traffico di droghe, mica sul riciclaggio di capitali mafiosi, mica su ricchezze miliardarie messe su chissà come. No, proprio sul lavoro e sui lavoratori. Volevano che si guadagnassero da vivere con il lavoro i suoi figli, non con i derivati e porcherie finanziarie di questo genre, oppure con i gratta e vinci o il superenalotto. Chi comanda in Italia: ecco questo è un punto debole, un'astrazione. Democratico significa che sovrano è il popolo. Solo che il popolo non si vede, non riesco a riconoscerlo, io non mi sento il popolo e nemmeno una sua parte. Non riesco a immaginare questo omone fatto di tanti piccoli omini che si chiama Popolo. Forse allora significa che la sovranità appartiene ai cittadini, a coloro che abitano sul suolo italiano, ai vecchi rincoglioniti e ai bambini. La sovranità appartiene ai malati terminali e alle checche isteriche. Tutti noi che poi raramente riusciamo a esprimere una volontà comune. Non dico a essere tutti perfetti, ma quanto meno tutti in buona fede. No purtroppo nemmeno questo.
E non dice nemmeno che la sovranità appartiene alla maggioranza, per quanto schiacciante possa essere. E le forme e i limiti della Costituzione sono un limite che impone rispetto per tutti, proprio tutti, anche se mi è difficile ammetterlo oppure comporta accuse di essere moderato e amico di gente troppo diversa....
La sovranita' appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
Se ogni parola ha un peso, l'Italia è una. Nessuna Padania, nessun Nord, nessun Sud. Italia proprio una. Variegata, multiforme, caotica, fatta di italiani e di stranieri, di uomini e di donne che lavorano. Si fonda su qualcosa di umile, l'ltalia disegnata dai costituenti, mica sul traffico di droghe, mica sul riciclaggio di capitali mafiosi, mica su ricchezze miliardarie messe su chissà come. No, proprio sul lavoro e sui lavoratori. Volevano che si guadagnassero da vivere con il lavoro i suoi figli, non con i derivati e porcherie finanziarie di questo genre, oppure con i gratta e vinci o il superenalotto. Chi comanda in Italia: ecco questo è un punto debole, un'astrazione. Democratico significa che sovrano è il popolo. Solo che il popolo non si vede, non riesco a riconoscerlo, io non mi sento il popolo e nemmeno una sua parte. Non riesco a immaginare questo omone fatto di tanti piccoli omini che si chiama Popolo. Forse allora significa che la sovranità appartiene ai cittadini, a coloro che abitano sul suolo italiano, ai vecchi rincoglioniti e ai bambini. La sovranità appartiene ai malati terminali e alle checche isteriche. Tutti noi che poi raramente riusciamo a esprimere una volontà comune. Non dico a essere tutti perfetti, ma quanto meno tutti in buona fede. No purtroppo nemmeno questo.
E non dice nemmeno che la sovranità appartiene alla maggioranza, per quanto schiacciante possa essere. E le forme e i limiti della Costituzione sono un limite che impone rispetto per tutti, proprio tutti, anche se mi è difficile ammetterlo oppure comporta accuse di essere moderato e amico di gente troppo diversa....
lunedì 23 agosto 2010
martedì 10 agosto 2010
lunedì 9 agosto 2010
Separazioni
Mi capita, sai, di sentirti vicina fisicamente. L'altro giorno, in particolare, che mi stavo appisolando in divano ho avuto la sensazione che fossi là, morbida, vicino a me, il tuo respiro sulla mia faccia, il tuo corpo accanto al mio ma non troppo, che faceva caldo . So che questi giochetti mentali sono molto pericolosi, ma ho indugiato nella sensazione piacevole di poterti toccare. E'un segreto il mio, un innamoramento intermittente, Sono riuscito a detestarti per mesi stavolta, ma alla fine ho ceduto. E poi ho pagato con l'angoscia di questa ennesima separazione. Tutto il giorno che avrei potuto picchiare qualcuno, che sono stato a prendere l'acqua, che ho fatto il te e l'ho messo in frigo, che sono andato al cinema e ho incontrato qualcuno.
Si è stato un bene distrarmi, ma ora ho molto sonno e domani cambierà, tra rimproveri e facce torve, nel rimpianto di non averlo mai detto. Con il dubbio di aver fatto male, quando mi è parso di sentire il cinguettio della tua voce a non rompere quel vetro con le nocche nude della mano
sabato 1 agosto 2009
Missione: convincere un pomodoro a smettere di fumare
Devo per prima cosa raccontare ai nostri lettori come ci siamo conosciuti. Tu sei stato acquistato da mia madre dal fruttivendolo e venditore di ortaggi, detto "u Biondo". Quando sei giunto alla sua bancarella dal mercato ortofrutticolo ti sei chiesto subito come mai lo chiamassero così. Nemmeno io l'ho mai capito, visto che si tratta di un vecchietto canuto. Questa comunque è un'altra storia.
Appena ti ho visto dentro quel sacchetto di ortaggi ho subito capito che ti portavi dentro un peso e che questo dolore interiore ti avrebbe impedito di essere mangiato con gusto da me o da un altro della mia famiglia. Ho deciso immediatamente di toglierti dal "coppo" di carta dove ti avevano infilato quasi a forza. Dal tuo colorito rosa smorto ho capito che avevi un problema di tossicodipendenza. Ricordi? Ti ho chiesto anche: tu guidi o ti hanno ritirato la patente? Hai precedenti penali?. Ti sei offeso, ma con compostezza dicendomi di essere un onesto pomodoro, cresciuto sotto il sole della Sicilia. Questo mi ha fatto pensare che avevi il problema del tabagismo. Se uno quando si incazza non si sente Dio, e non ha la voce alticcia e l'andatura ondeggiante di un ubriacone, è facile che abbia solo il vizio del fumo. Ti ho preso tra cinque dita, ti ho avvicinato al naso e ho sentito il tipico puzzo di catrame che confermava il mio sospetto. Peccato: avresti potuto essere un pomodoro così saporito...
-Vuoi smettere?- ti ho chiesto.
-Non voglio.- hai risposto, con tono deciso -non è mica colpa mia se sono cresciuto vicino a una pianta del tabacco-.
-Questa è incredibile!- ti ho detto.
-Si è vero, ho detto una bugia. E' stato una melanzana, compagna di cella frigorifera, a convincermi a fumare la prima sigaretta, nel lungo periodo di detenzione che ha preceduto la nostra vendita -
-Questa diciamo che è più verosimile. Te la dò per buona-
Ogni tanto mi vengono delle idee. Cerco di non fare distinzione tra quelle buone e quelle cattive. Oggi è così raro avere un'idea, che sprecarne una, buona o cattiva che sia, sarebbe un lusso. Mi ricordo che nel cassetto mi è rimasto un cerotto, residuto di uno dei miei ultimi tentativi di smettere di fumare. Cerotto alla nicotina! Pensate alla fortuna: se mi fosse rimasta una pastiglia da sciogliere in bocca oppure una gomma da masticare, non avrei potuto far niente per il mio povero pomodoro tabagista. Ma mi è rimasto un cerotto e posso appiccicarglielo sopra.
Lui si oppone e mi dice di no. Fa quasi pena, si appella persino alla Costituzione, recitando con voce tremante l'art. 32: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario bla bla".
Rispolverando vecchi ricordi dei miei studi di giurisprudenza, gli dico che intanto lui non può, a stretto rigore, essere considerato un individuo a norma del comma primo; che anche a voler ritenere applicabile la Costituzione in caso di frutta e verdura, ci sono orientamenti recenti che propugnano cure obbligatorie a coloro che si trovano in stato vegetativo permanente (chi più di un pomodoro si trova in tale stato?); che comunque la Costituzione è stata abrogata ormai da parecchio tempo. E, alla fine della mia arringa, affermo con forza il mio diritto a decidere del suo destino -Hai tu braccia, mani, gambe, cuore e un cervello? No? e allora comando io!-
La storia è finita male. La mia non è stata una buona idea. L'ho trovato marcito dopo una settimana dento lo stipetto in cui lo avevo riposto, con il cerotto alla nicotina ancora attaccato. Avrei dovuto far finta di niente. Fosse andato a finire nel "coppo" di un altro più distratto, sarebbe stato fatto a pezzi e mangiato nel giro di poche ore. Così invece... che spreco!
Appena ti ho visto dentro quel sacchetto di ortaggi ho subito capito che ti portavi dentro un peso e che questo dolore interiore ti avrebbe impedito di essere mangiato con gusto da me o da un altro della mia famiglia. Ho deciso immediatamente di toglierti dal "coppo" di carta dove ti avevano infilato quasi a forza. Dal tuo colorito rosa smorto ho capito che avevi un problema di tossicodipendenza. Ricordi? Ti ho chiesto anche: tu guidi o ti hanno ritirato la patente? Hai precedenti penali?. Ti sei offeso, ma con compostezza dicendomi di essere un onesto pomodoro, cresciuto sotto il sole della Sicilia. Questo mi ha fatto pensare che avevi il problema del tabagismo. Se uno quando si incazza non si sente Dio, e non ha la voce alticcia e l'andatura ondeggiante di un ubriacone, è facile che abbia solo il vizio del fumo. Ti ho preso tra cinque dita, ti ho avvicinato al naso e ho sentito il tipico puzzo di catrame che confermava il mio sospetto. Peccato: avresti potuto essere un pomodoro così saporito...
-Vuoi smettere?- ti ho chiesto.
-Non voglio.- hai risposto, con tono deciso -non è mica colpa mia se sono cresciuto vicino a una pianta del tabacco-.
-Questa è incredibile!- ti ho detto.
-Si è vero, ho detto una bugia. E' stato una melanzana, compagna di cella frigorifera, a convincermi a fumare la prima sigaretta, nel lungo periodo di detenzione che ha preceduto la nostra vendita -
-Questa diciamo che è più verosimile. Te la dò per buona-
Ogni tanto mi vengono delle idee. Cerco di non fare distinzione tra quelle buone e quelle cattive. Oggi è così raro avere un'idea, che sprecarne una, buona o cattiva che sia, sarebbe un lusso. Mi ricordo che nel cassetto mi è rimasto un cerotto, residuto di uno dei miei ultimi tentativi di smettere di fumare. Cerotto alla nicotina! Pensate alla fortuna: se mi fosse rimasta una pastiglia da sciogliere in bocca oppure una gomma da masticare, non avrei potuto far niente per il mio povero pomodoro tabagista. Ma mi è rimasto un cerotto e posso appiccicarglielo sopra.
Lui si oppone e mi dice di no. Fa quasi pena, si appella persino alla Costituzione, recitando con voce tremante l'art. 32: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario bla bla".
Rispolverando vecchi ricordi dei miei studi di giurisprudenza, gli dico che intanto lui non può, a stretto rigore, essere considerato un individuo a norma del comma primo; che anche a voler ritenere applicabile la Costituzione in caso di frutta e verdura, ci sono orientamenti recenti che propugnano cure obbligatorie a coloro che si trovano in stato vegetativo permanente (chi più di un pomodoro si trova in tale stato?); che comunque la Costituzione è stata abrogata ormai da parecchio tempo. E, alla fine della mia arringa, affermo con forza il mio diritto a decidere del suo destino -Hai tu braccia, mani, gambe, cuore e un cervello? No? e allora comando io!-
La storia è finita male. La mia non è stata una buona idea. L'ho trovato marcito dopo una settimana dento lo stipetto in cui lo avevo riposto, con il cerotto alla nicotina ancora attaccato. Avrei dovuto far finta di niente. Fosse andato a finire nel "coppo" di un altro più distratto, sarebbe stato fatto a pezzi e mangiato nel giro di poche ore. Così invece... che spreco!
domenica 19 luglio 2009
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