sabato 15 novembre 2008

Il delitto impossibile

Vi invito a leggere questo articolo apparso sul blog di Le Scienze (Daniela Ovadia).
La disinformazione purtroppo impera. Per esempio, che senso ha mostrare le foto della povera Eluana da giovane, quando era giovane e bella? Se ci mostrassero le foto attuali forse il sentimento della pietà prevarrebbe su delle condanne morali che, da cristiano, mi sembrano irragionevoli e strumentali.
Eluana è già morta, non è possibile ucciderla ancora.

Una questione di geni....

COPIO INCOLLO QUESTO ARTICOLO DEL CORRIERE ONLINE

MESSINA - «Non lo so, non so come è andata. Non so neanche se è ancora impegnato con gli esami».

Ma come professore non si è ancora sentito con suo figlio in questa giornata importante?
«No. Non si usa fare da noi». La storia è sempre la stessa. Un posto da ricercatore, un solo candidato. Ma desta qualche sorpresa che si ripeta proprio oggi che nel Paese non si parla d'altro: la riforma Gelmini, i tagli all''università, i baroni e il nepotismo. Addirittura a Messina il Magnifico Rettore, Franco Tomasello, andra a giudizio a marzo con l'accusa di concussione, abuso d'ufficio in concorso, tentata truffa e maltrattamenti e con lui altre 23 persone tra docenti, ricercatori e funzionari. Eppure proprio a Messina cosa accade? Accade che venerdì c'è un concorso a un posto da ricercatore alla Facoltà di Economia. E in quanti si presentano? In cinque? In due? No. Si presenta un solo candidato. E chi è questo candidato?
È Ludovico Nicòtina, figlio del professore Giuseppe Nicòtina, ordinario di Diritto Processuale Civile presso la Facoltà di Economia del medesimo ateneo fino a maggio del 2008.

DA TRE AD UNO CANDIDATO - I candidati per la verità erano tre, ma gli altri due concorrenti dopo che avevano fatto domanda hanno preferito non presentarsi all’esame. Strano. Avevano il 33 per cento periodico di vincere un concorso e ad un passo dall'obiettivo rinunciano. Quindi campo libero per l’unico candidato al posto di ricercatore. Via libera per il dottor Ludovico Nicòtina, che è risultato essere vincitore. E nel pomeriggio il padre professore non ne è ancora informato nonostante qualcuno giuri d'averlo visto in aula con il figlio. Forse un caso di forte somiglianza.

IL PADRE - Professore ma lei insegna a Messina?
«No, io sono in pensione e prima insegnavo a Trapani non a Messina. Voi scrivete stupidaggini».
Ma è suo figlio il ragazzo del concorso?
«Non lo so. Si vada ad informare all'Università. Che cosa vuole sapere insomma? Il concorso è nazionale. Vale per tutta Italia. Se si è presentato solo mio figlio è perché gli altri non avevano i requisiti».
Ma suo figlio ha i requisiti? È avvocato vero? Ed è anche esperto in economia?
«Embè? È una cosa veramente strana. In Italia siamo messi malisssimo ma lui ha le pubblicazioni con particolare riguardo a quelle monografiche e a quelle pubblicate da riviste internazionali».
Lei non si è mai interessato a questo concorso?
«Non è neanche la mia disciplina. Ma i figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una «forma mentis» che si crea nell'ambito familiare tipico di noi professori».
Quindi lei è in pensione?
«Si, ma sono utilizzato ancora. Ma solo in due commissioni per la conferma in ruolo per gli esami di dottore commercialista. Ho chiesto al ministero di esentarmi ma ci utilizzano fino in fondo, fino a quando non moriamo».
Ma lei dunque a Messina non ha mai insegnato?
«Io ho insegnato nella facoltà di economia».
Quindi nella facoltà dove suo figlio fa il concorso. Ma rispetto a quando insegnava lei, il preside è cambiato?
«No. Non è cambiato».
Quindi alcuni professori conoscono il candidato come il figlio del prof...
«Beh, qualcuno dei più anziani può essere».
Ma quando è andato in pensione?
«Lo scorso anno».
Ma fino a quando esattamente ha insegnato?
«Fino all'anno scorso».
Ma in un anno ci sono dodici mesi professore...
«E che sarà... dunque... maggio dello scorso anno. Credo».
Maggio 2008 o 2007?
«Si 2008. Insegnavo diritto processuale. Ma ora chiudo, non l'annoio più. Sono cose troppo tecniche».

Nino Luca
14 novembre 2008

lunedì 10 novembre 2008

Conservare il trattamento economico fondamentale

Da La Repubblica online

Ahi Ahi mister Brunetta
Come deve essere la moglie di Cesare? Al di sopra di ogni sospetto. Chi si avventura nella sacrosanta battaglia contro i fannulloni e gli sprechi di Stato, deve poi garantire il massimo della trasparenza amministrativa e, avvolto in un sacro fuoco, imporre il valore della meritocrazia: solo i migliori saranno i primi. Solo i migliori saranno scelti.

Tra i ministri il più noto e deciso assertore del merito e della trasparenza è indiscutibilmente il professor Renato Brunetta. Che di questa battaglia ne fa una ragione di vita. E che vita! Su e giù per le televisioni a elencare i fannulloni, di genere e di stile, su e giù per i ministeri a verificare - tornelli alla mano - che nessuno esca dal luogo di lavoro e stilare, verifiche alla mano, i migliori. E anche premiarli. Mister Brunetta vuole la massima trasparenza. L'ha detto e l'ha fatto. Ha imposto trasparenza, dunque curricula e retribuzioni, partendo dai suoi uffici. Ecco chi sono, ecco quanto guadagnano i miei consiglieri.

E chi sono? E quanto guadagnano i consiglieri del ministro Brunetta? Cliccate sul sito, andate alla pagina: "Retribuzioni annue lorde dello Staff del ministro".

Il capo di gabinetto, il consigliere di Stato Filippo Patroni Griffi, una lunga e onorata carriera al servizio delle istituzioni, percepisce per il suo incarico un emolumento accessorio di 85mila euro lordi l'anno. Poi lo stipendio. Già, lo stipendio. Giudicando forse inutile riferire la cifra, ha fatto scrivere: "Conserva il suo trattamento economico fondamentale". Nessun aiutino in più al visitatore curioso, seppellito anzi dalla domanda: di quale diavolo di trattamento fondamentale godrà il consigliere? La segretaria del ministro ha invece messo i puntini sulle i: guadagnavo 51mila euro (lordi) l'anno prima del trasferimento a palazzo Vidoni. Dopo il trasferimento la somma è lievitata di altri 34mila euro (lordi). Bella cifretta, vero. Quasi 4000 euro (netti al mese).

Ma al ministero non c'è orario e Brunetta è indemoniato: di notte e di giorno, di sabato e di domenica, a Natale come a Pasqua, lavora e produce. Sempre disponibili bisogna essere. Giusto perciò il maxi incremento. Al pari della segretaria si sono regolati altri dello staff: hanno detto tutto, scritto fino al centesimo gli euro che intascano e quelli che pagano in tasse. Purtroppo sono in minoranza: dei dieci membri più vicini al Capo quattro hanno illuminato ogni dettaglio della propria situazione economica imitando, tra l'altro, il ministro; sei si sono rifugiati in corner utilizzando la fantastica dizione: "conserva il trattamento economico fondamentale". E vabbè, lo conserva. Lo conserva anche la vice capogabinetto dott. ssa Caterina Guarna che percepisce per l'incarico, come emolumento accessorio, 61.705,49 euro lordi l'anno. Il principale è scritto ma non è detto, è pubblico ma resta un pochino riservato.

E comunque, si deve dire tre volte grazie al ministro. Perché, non contento di far trasparire gli stipendi dei suoi principali collaboratori (e di tutti i dirigenti e consulenti della Pubblica amministrazione italiana), ha obbligato ciascuno a esporre il proprio curriculum nella bacheca virtuale.

Cliccate prego!. E noi clicchiamo. Proprio la dottoressa Guarna, come scrive, ha diretto nel 1998 l'ufficio di coordinamento per le Politiche di sviluppo e coesione. Ufficio centrale dove si smistano i fondi di finanziamento europei a favore delle regioni d'Italia più svantaggiate. Dal 2002 al 2005 ha assunto l'incarico di Autorità di Gestione del Programma Operativo 2000-2006 presso la Regione Calabria. Chiunque abbia voglia di sfogliare una qualunque collezione di un qualunque giornale italiano appurerà che in Calabria i soldi europei hanno creato più scandali che sviluppo. Un falò di milioni di euro bruciati dall'insipienza di un ceto politico inadeguato, per non dire peggio, e di una burocrazia distratta, per non dire altro. Anche il capo della segreteria tecnica del ministro, il dottor Renzo Turatto, proviene dalla Calabria, dove ha ricoperto l'incarico di responsabile, dal 2002 al 2005, del dipartimento bilancio, finanze, programmazione e sviluppo.

Non essendo plausibile che il ministro abbia chiamato nello staff funzionari che non mostrassero altissime competenze, né essendo discutibile la tenacia con la quale Brunetta afferma quotidianamente il valore del merito nell'avanzamento di carriera, è del tutto evidente che la Calabria - nonostante le continue denigrazioni patite - abbia in silenzio fatto passi da gigante, innescando, nel disinteresse totale, e forse grazie alla Autorità preposta e per merito promossa, un formidabile circuito virtuoso cui il governo, riconoscente, ora segna nell'albo dei migliori.

Altri devono invece stare in guardia e preoccuparsi del loro futuro. Ancora non inquadrabili, ma siamo lì lì, nella specie dei fannulloni, e con emolumenti non del tutto paragonabili ai collaboratori del ministro, i ricercatori impiegati all'Istituto Superiore della Sanità, godendo di un contratto da precari, temono di perdere il posto se i tagli ventilati (in qualche caso programmati) dovessero davvero compiersi.

I ricercatori precari in Italia sono così tanti da essere destinatari di incarichi delicati e importanti. Troviamo precari chiamati a tutelare la salute pubblica intervenendo nel merito di crisi sanitarie molto note come l'Aids, la diossina o la melammina degli alimenti o anche il bioterrorismo. Ricercatori molto competenti, molto specializzati (e molto precari) a cui sono affidate - anche se non in via esclusiva - quotidiane attività di monitoraggio e di controllo di prodotti delicati (come, per esempio, la qualità del latte in polvere destinato ai bambini; la purezza dell'acqua minerale destinata ai grandi; la qualità e le eventuali contaminazioni dei giocattoli posti in commercio).

Il governo garantisce che tutto è in ordine e la cura dimagrante toccherà soltanto la fannullaggine. Rami secchi e spesa, gonfiata, finalmente ritornata al suo peso forma. In effetti, e apriamo parentesi, il governo ha trovato il modo per promuovere - sebbene il clima non appaia favorevolissimo - una nuova grande banca, la nascente Banca del Meridione. Sei milioni di euro, solo per iniziare, solo per lo start-up. Soldi tolti a quel pozzo senza fondo delle spese per la cultura. Un pizzico di cultura in meno, e - forse - una banca in più.

I precari della cultura e della ricerca però lamentano che la cura dimagrante, anche in ragione dei nuovi investimenti, alla fine li lasci stecchiti. E' abbastanza incredibile, ma non riescono proprio a tranquillizzarsi. Prendete per esempio quelli che temono di non veder rinnovato il contratto (nell'area vasta di quelli definiti atipici) all'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Lì ci sarebbe (secondo dati forniti dai lavoratori nda), una rilevante incidenza dell'utilizzo di contrattisti. Parte di essi, usiamo non a caso il condizionale, sarebbero attualmente impegnati nella stima e nella trasmissione alle autorità internazionali di controllo dei gas serra. Il gruppo di lavoro (secondo la fonte citata a prevalente composizione di precari) gestirebbero ruoli delicati e rilevantissimi.

Se i contratti non verranno rinnovati chi registrerà i gas? E chi li trasmetterà? Quale danno economico subirà l'Italia dalla eventuale inadempienza, per futura carenza di personale, di tali obblighi?
Si lamentano coloro che temono di perdere il lavoro. Ma si lamentano anche coloro che il lavoro lo conserveranno. Come gli ingegneri e i geologi del Registro italiano dighe. Erano bravi e capaci, soprattutto efficienti: in poco più di ottanta tenevano sott'occhio circa 540 dighe effettuando ogni anno circa 1300 sopralluoghi e ordinando azioni di manutenzione straordinaria su circa 300 dighe. Un piccolo ente autonomo senza grilli per la testa e, scorrendo le cifre, senza fannulloni in giro. Con in più un bel gruzzoletto di soldi che venivano dal ticket pagato dai gestori delle dighe stesse.

Però il governo, questa volta l'ex a guida Prodi, sempre nel nome della lotta agli sprechi, decise di sciogliere l'ente e immettere nel ruolo del ministero delle Infrastrutture i suoi tecnici.

Abracadabra. Come per magia i sopralluoghi si sono rallentati, tanto che nel 2008 non è garantita l'effettuazione del calendario completo delle visite, e di sodi in più nemmeno l'ombra. Lo Stato ha recuperato, vero, 200mila euro l'anno per l'eliminazione dei costi relativi al funzionamento del consiglio di amministrazione ma, ad oggi, ha perso nove milioni di euro l'anno legati al contributo che versavano i soggetti controllati all'ente controllore.
Meglio di così!

Segnala una storia a: a. caporale@repubblica. it

(10 novembre 2008)

venerdì 7 novembre 2008

Le dérapage de Berlusconi sur Obama fait le tour du monde



Le dérapage de Berlusconi sur Obama fait le tour du monde
Laurent Suply (lefigaro.fr)
07/11/2008 | Mise à jour : 16:16 | Commentaires 162
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VIDEO - Le chef du gouvernement italien a qualifié le président élu américain de «bronzé». La gauche italienne critique une nouvelle gaffe du «Cavaliere».

«Giovane, bello e abbronzato». «Jeune, beau et bronzé». C'est ainsi que le chef du gouvernement italien, Silvio Berlusconi, a décrit jeudi Barack Obama, au cours d'une conférence de presse à Moscou.

Aussitôt, la gauche italienne et la presse ont critiqué une nouvelle «gaffe» du Cavaliere. Dario Franceschini, numéro deux du Parti démocrate (PD), principal parti d'opposition, a appelé Berlusconi à présenter «immédiatement» des excuses. «Dans le meilleur des cas, Berlusconi n'arrive plus à se contrôler. Il oublie que ses paroles mettent en cause l'image de notre pays dans le monde. Dire que le président des Etats-Unis est ‘jeune, beau et même bronzé' résonne aux oreilles de tout le monde comme une offense dangereusement ambiguë», a déclaré Franceschini.

«Avec ses réparties lourdes et malheureuses, Berlusconi discrédite l'Italie sur la scène internationale. Jamais un président du Conseil n'était tombé aussi bas», a affirmé Massimo Donadi, chef des députés du parti Italie des valeurs de l'ex-magistrat anticorruption Antonio Di Pietro (opposition).

La presse n'est pas en reste. Le Corriere della Sera et La Repubblica mettent la vidéo en belle place sur la une de leurs sites web, cette dernière soulignant images à l'appui que la gaffe a déjà fait le tour du monde.

Face à ces critiques, Berlusconi, qui a été très proche de George W. Bush durant toute sa présidence, s'est défendu en affirmant qu'il s'agissait d'un «compliment». Compte tenu de son attachement à son apparence et à ses séances d'UV, la justification sonne presque juste…
link all'articolo

giovedì 6 novembre 2008

"Suntanned" ... Cimabue cimabue, fai una cosa e ne sbagli due

Ve lo posto direttamente in inglese l'articolo del Times Online. A me questo tipo, come tutti i personaggi che pensano di essere spiritosi e non lo sono, fa morire dal ridere:

Silvio Berlusconi, Italy's gaffe-prone Prime Minister, today found himself accused of racism after calling Barack Obama "suntanned".

Speaking in Moscow at a joint news conference with President Medvedev, Mr Berlusconi said Mr Obama's election had been "hailed by world public opinion as the arrival of a Messiah".

He added: "I will try to help relations between Russia and the United States, where a new generation has come to power. I don't see problems for Medvedev in establishing good relations with Obama, who is also handsome, young and suntanned".

Mr Berlusconi said he had intended the remark as a compliment and those who failed to understand this were "imbeciles".

Earlier Mr Berlusconi, 72, had said he would be in a position to offer Mr Obama advice on politics because of his age and experience. The Italian leader himself boasts a perma-tan, and has had plastic surgery in an attempt to make him look younger.

Dario Franceschini, a centre left deputy, called on Mr Berlusconi to apologise to Mr Obama and to avoid embarrassing Italy in future with remarks "in bad taste".

He said the flamboyant Italian leader and media tycoon "forgets that his words affect the image of our country in the world". He added: "To say that the US President is young, good looking and suntanned will sound offensive to many and charged with dangerous ambiguity."

Walter Veltroni, the opposition leader, said: "A statesman cannot allow himself to make cabaret jokes while abroad. Berlusconi is seriously damaging the image and dignity of our country." Massimo Donadi of the centre left Italy of Values party said Mr Berlusconì's "unhappy" remark had exposed the centre right's "creeping racism".

Mr Berlusconi's previous gaffes include remarking to businessmen on a trip to the US that Italy was a great country to invest in "because we have fewer Communists nowadays and beautiful secretaries, superb girls".

Meeting the Danish Prime Minister Anders Fogh Rasmussen in 2002, Mr Berlusconi described him as "the best-looking Prime Minister in Europe" and suggested he should have an affair with his wife, the former actress Veronica Lario.

In 2005 Helsinki demanded an explanation when he said he had used "playboy tactics" to persuade the Finnish President Tarja Halonen to back Italy as the site of the European Food Safety Authority.


Allora, in calce riporto il link all'articolo copiacucito sopra e la precisazione che io non capisco molto bene l'inglese. Ma che l'Italia ha fatto la sua ennesima figura di paese da cabaret a livello internazionale credo si sia capito bene :-)

Saluti a tutti
I.

venerdì 31 ottobre 2008

Spazio e Tempo

Ultimamente ho un po' trascurato questo blog. Ora ho intenzione di rimediare: posto questo stralcio della voce di wikipedia dedicata allo spaziotempo. Non c'è molta poesia nell'immaginare tutto il continuum spaziotemporale come un "filone di pane". Già il grande "lungo fiume completamente ghiacciato" va meglio. Ma nemmeno quest'ultima metafora, a ben guardare, descrive compiutamente il fluire degli eventi. Per immaginare il divenire dobbiamo ridurlo a un cibo appetitoso oppure a un freddo e immobile ghiacciaio. Cose che comunque sono ferme e immobili, mentre noi sentiamo in ogni profonda fibra del nostro essere un incessante movimento. Eccovelo comunque questo confine tra ciò che si può immaginare e ciò che semplicemente si può scrivere in formule matematiche (ma non è una roba in cui sono particolarmente bravo).



Se immaginiamo di osservare tutto lo spaziotempo dell'universo nella sua interezza, immaginando dunque di "uscirne fuori" per guardarlo, esso assomiglia, per ricorrere ad un utile metafora, ad un filone di pane o a un lungo fiume completamente ghiacciato, nel quale ci sono le linee d'universo degli oggetti: la lunghezza è la dimensione temporale; per lo spessore e la larghezza ci sono gli eventi così come sono disposti nello spazio. Ricordiamoci che noi qui vediamo tutto lo spaziotempo, e dunque tutto lo spazio esistente e tutto il tempo (perlomeno del nostro universo - vedi Dimensione parallela e Multiverso), sia trascorso che futuro. Inoltre l'analogia precedente ha un errore di fondo (al quale però è impossibile ovviare): ogni fetta di un vero filone di pane, se si trascura la profondità (la "lunghezza" del filone), ha solo due dimensioni, mentre una "fetta" dello spaziotempo, se si trascura il tempo (allo stesso modo della profondità) comprende tutt'e tre le dimensioni spaziali. La "visione" immaginaria e "in contemporanea" di tutto lo spaziotempo esistente è detta dai fisici e dai filosofi visione "in blocco" dello spaziotempo o anche continuum spazio-temporale.

domenica 5 ottobre 2008

Gli ex cattivissimi albanesi

Tanto per dimostrare che dell'integrazione non bisogna avere poi tutta questa paura e che invece bisogna lavorare tanto sulle politiche non solo repressive nei confronti degli stranieri, riporto questo articolo del Corriere :

I nuovi albanesi d'Italia
«Ora non fanno più paura»
Sono 420 mila, più lavoro e meno reati

In meno di vent'anni, la prima grande ondata migratoria arrivata nel nostro Paese è stata assorbita e metabolizzata. Gli albanesi, prototipo degli immigrati «cattivi e violenti», non fanno più paura. Si sono integrati, lavorano, molti sono diventati piccoli imprenditori e dopo aver fatto «fortuna» c'è chi ritorna in patria per mettere a frutto il capitale economico e professionale acquisito da noi. È questo il quadro che emerge dalla ricerca «Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell'immigrazione» messo a punto da Caritas-Migrantes nell'ambito del progetto comunitario «Aquifalc» che ha finanziato il rapporto. «Lo si rileva dai dati sull'occupazione, sulle famiglie, sulle presenze a scuola, sugli stessi addebiti penali. È un esempio che fa ben sperare anche per gli immigrati romeni che hanno sostituito gli albanesi al vertice delle preoccupazioni degli italiani», sostengono Franco Pittau e Antonio Ricci curatori del dossier.

Con gli albanesi, nei primi anni Novanta, l'Italia scopre di colpo di essersi trasformata da nazione di emigranti in paese di immigrazione. Il flusso inizia in un clima di accoglienza. Sia nel 1990 (circa 800 rifugiati nell'ambasciata italiana) che nel marzo del 1991 (25.000 sbarcati in diversi porti della Puglia dopo la liberalizzazione dei passaporti) questi emigrati in fuga da un paese povero, stremato da una dittatura comunista feroce durata cinquant'anni, sono ben accetti. Ma il clima peggiora già quattro mesi dopo, in agosto, quando quasi 20.000 albanesi arrivati tutti insieme sul mercantile Vlora in cerca dell'Eldorado che avevano visto in tv, vengono rispediti a casa senza complimenti subito dopo lo sbarco. Chi non ricorda le immagini dello stadio di Bari dove vennero ammassati prima del rimpatrio forzoso? Quella nave aveva dato l'idea di una minaccia, di un'invasione, al pari del continuo andirivieni di gommoni e di scafisti che ne seguì. Ben 200.000 persone sono sbarcate sulle coste pugliesi tra il '91 e il 2000, secondo la stima del Consiglio italiano per le scienze sociali. E di queste meno di settemila l'anno sono state intercettate dalle forze di polizia e rimpatriate.

Cifre che hanno assicurato per molti anni all'Albania il primo posto nella graduatoria dei paesi stranieri in base alla pressione migratoria nei confronti dell'Italia. A ciò si è aggiunto un altro triste primato: nel 2000 gli albanesi sono il primo paese anche nella classifica degli stranieri denunciati per gravi reati (traffico di sostanze stupefacenti, spaccio, sfruttamento della prostituzione, stupro, omicidio), con una quota del 16,1%. Una cifra che combinata a gravi singoli episodi di criminalità, ha fatto sì che soprattutto dove sono più presenti, al Nord e al Centro, gli albanesi fossero considerati dagli italiani tanti, troppi. E molto «cattivi». A Milano si diceva che persino gli affiliati alla 'ndrangheta avevano timore degli albanesi. I più riescono a nascondersi nelle pieghe della nostra società per emergere in occasione delle regolarizzazioni (1995, 1998, 2002). Altri, invece, vengono espulsi e rispediti nel loro paese, dove sta capitando di tutto: crisi finanziaria nel 1997, guerra del Kossovo nel 1999, il conflitto nella vicina Macedonia. Sanno di non essere graditi, e così gli albanesi per rimanere nella loro «terra promessa» riducono le forme di socializzazione più visibili (incluso l'associazionismo) e potenziano invece le forme di autorganizzazione su base familiare e intracomunitarie. Sono in gran parte giovani, senza lavoro, ma arrivano che già sanno parlare bene l'italiano.

E' alto anche il flusso degli studenti universitari (10 mila). Sembra un arretramento, ma in realtà si rivela un'impostazione «vincente». A cavallo del 2000, la situazione cambia, e oggi, è addirittura mutata di segno. Essere albanese non equivale più ad essere criminale. Le denunce nei sette anni che vanno dal 2000 al 2006, pur essendo raddoppiata la popolazione regolare, sono inferiori a quelle presentate in tutto l'arco dei dieci anni Novanta. E si riducono percentualmente rispetto a quelle di marocchini e romeni: così gli albanesi scivolano al terzo posto, dopo essere rimasti a lungo in testa nella hit parade del crimine straniero. Secondo il rapporto Caritas-Migrantes, oggi i reati penali (un sesto di quelli commessi da stranieri), sono addebitabili in larga misura alla criminalità organizzata albanese e non più a singoli, come dimostrano alcune fattispecie di reato, tipiche delle organizzazioni criminali (associazioni di tipo mafioso e traffico di stupefacenti). Su questo punto, però, il sociologo Marzio Barbagli è meno ottimista: «In relazione ai tassi di criminalità io sarei più prudente, anche se la Caritas sta svolgendo un lavoro importantissimo per la conoscenza del fenomeno».

Per la Direzione investigativa antimafia (Dia), inoltre, ormai la criminalità albanese si è concentrata sul traffico di droga dove svolge un ruolo da protagonista. Al tempo stesso, però, chi non delinque, cioè la stragrande maggioranza, dimostra di essersi ben integrato. «Sul luogo di lavoro l'albanese gode di buona fama: disponibile, affidabile, rispettoso dell'autorità e soprattutto disposto a lavori molto faticosi, rispettoso degli orari», spiegano ancora Ricci e Pittau. Oggi sono circa 420 mila, seconda comunità straniera per numero di presenze. L'area di maggiore insediamento con il 33,5% è il Nord Ovest, seguono le regioni centrali (27,2%) e quelle del Nord Est (26,8%). La collettività può essere così ripartita: 216 mila occupati, 15 mila lavoratori autonomi registrati presso le Camere di commercio (un dato che dimostra la presenza di un discreto nucleo di piccoli imprenditori), 101 mila minorenni, un quinto del totale. I rimanenti 88 mila sono in Italia per motivi di famiglia o in attesa di inserimento.

E' una comunità che mostra equilibrio tra uomini e donne, anche per effetto della ricomposizione dei nuclei familiari, e i più sono di giovane età, tra i 18 e i 40 anni. L'incidenza dei coniugati riguarda i due terzi della presenza ed è nettamente superiore a quella media del totale degli immigrati (+8 punti percentuali). Sono in aumento anche i matrimoni misti che, a differenza di quanto avviene per la maggior parte delle altre collettività immigrate, coinvolgono in tre casi su 4 i maschi albanesi. Non mancano segnali positivi anche da limitati flussi di ritorno in Albania. 500 sono i casi di reimpatrio assistito dal progetto «Welcome Again». L'obiettivo: assicurare un supporto agli albanesi rimpatriati volontariamente con accompagnamento al lavoro e alla creazione di microimprese.

M. Antonietta Calabrò
05 ottobre 2008

In calce annoto che, naturalmente, la repressione della criminalità e il mantenimento della legalità sono un'altra cosa e ci vuole grande rigore. In materia di legalità tuttavia chi si rende immune dalle leggi e dai processi, non può dare nessuna lezione a chicchessia.
Un caro saluto a tutti
I.

sabato 4 ottobre 2008