Secondo me il problema dell'energia è fondamentale. Gli attuali livelli di vita e di industrializzazione richiedono quantità di energia sempre maggiori o, quanto meno, un uso sempre più efficiente delle fonti attualmente disponibili. Senza energia a buon mercato la qualità della vita crolla drasticamente e questo è molto pericoloso anche per la democrazia e la libertà.
In questo stesso blog, in passato, ho detto che non sono contrario per partito preso al nucleare. Del resto in Francia sono attive ben venti centrali nucleari; in Germania, 12; in Svizzera, 4; in Slovenia, una. E questo solo per citare i paesi più vicini. Il problema delle scorie lo hanno tutti e comunque, secondo me è impossibile stimare comparativamente l'impatto inquinante di una centrale a carbone con quello di una nucleare, posto che la maggior parte delle scorie inquinanti di una centrale termoelettrica tradizionale o a carbone se ne vanno in atmosfera.
Tuttavia a me pare che per l'Italia sia ormai troppo tardi per un tardivo ravvedimento in materia di energia atomica.
Intanto sembra che le centrali nucleari non siano affatto una soluzione più economica per la produzione di energia: non rispetto al carbone ma più di altre fonti considerate più pulite come il gas o l'eolico.
In ogni caso, per costruire una centrale nucleare occorrono tecnicamente almeno 50 mesi. Ma se consideriamo tutto l'iter politico burocratico, occorre un tempo molto maggiore: per esempio, l'iter per la costruzione di una centrale nucleare in Finlandia è iniziato nel 1998 con la valutazione di impatto ambientale, ma i lavori si concluderanno nel 2010 - 2011. Questo comporta anche pesantissime conseguenze sul piano dei costi e, in ultima analisi, gioca anche a sfavore della convenienza economica dell'operazione.
Inoltre, se oggi in Italia di decidesse di soddisfare tutto il bisogno energetico con il nucleare, si dovrebbero costruire almeno 28 centrali da 1600 MW ciascuna, ma se ne potrebbero realizzare (considerato anche l'altissimo bisogno di acqua dell'impianto con conseguente necessità di ubicare gli impianti vicino a grandi corsi d'acqua) solo una decina; tutto questo, ammesso che si cominciasse immediatamente, potrebbe andare a regime fra una decina di anni: troppo tardi rispetto all'attuale situazione di deficit energetico con costi enormemente crescenti del petrolio e delle altre fonti. Due più due fa quattro: malgrado qualcuno voglia stupirci con effetti speciali, ci dovremmo rassegnare all'idea che solo il risparmio è l'unica soluzione realmente praticabile in tempi brevi e che forse una certa riduzione dei livelli di consumo è inevitabile.
Questo non significa che non si dovrebbe cominciare a lavorare per il futuro, senza pregiudizi e senza demonizzazioni.
***
Ho tratto la maggior parte delle informazioni dall'ultimo numero di Focus (Focus 188 - giugno 2008) e dalla voce di Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Abbandono_dell'energia_nucleare
In questo stesso blog, in passato, ho detto che non sono contrario per partito preso al nucleare. Del resto in Francia sono attive ben venti centrali nucleari; in Germania, 12; in Svizzera, 4; in Slovenia, una. E questo solo per citare i paesi più vicini. Il problema delle scorie lo hanno tutti e comunque, secondo me è impossibile stimare comparativamente l'impatto inquinante di una centrale a carbone con quello di una nucleare, posto che la maggior parte delle scorie inquinanti di una centrale termoelettrica tradizionale o a carbone se ne vanno in atmosfera.
Tuttavia a me pare che per l'Italia sia ormai troppo tardi per un tardivo ravvedimento in materia di energia atomica.
Intanto sembra che le centrali nucleari non siano affatto una soluzione più economica per la produzione di energia: non rispetto al carbone ma più di altre fonti considerate più pulite come il gas o l'eolico.
In ogni caso, per costruire una centrale nucleare occorrono tecnicamente almeno 50 mesi. Ma se consideriamo tutto l'iter politico burocratico, occorre un tempo molto maggiore: per esempio, l'iter per la costruzione di una centrale nucleare in Finlandia è iniziato nel 1998 con la valutazione di impatto ambientale, ma i lavori si concluderanno nel 2010 - 2011. Questo comporta anche pesantissime conseguenze sul piano dei costi e, in ultima analisi, gioca anche a sfavore della convenienza economica dell'operazione.
Inoltre, se oggi in Italia di decidesse di soddisfare tutto il bisogno energetico con il nucleare, si dovrebbero costruire almeno 28 centrali da 1600 MW ciascuna, ma se ne potrebbero realizzare (considerato anche l'altissimo bisogno di acqua dell'impianto con conseguente necessità di ubicare gli impianti vicino a grandi corsi d'acqua) solo una decina; tutto questo, ammesso che si cominciasse immediatamente, potrebbe andare a regime fra una decina di anni: troppo tardi rispetto all'attuale situazione di deficit energetico con costi enormemente crescenti del petrolio e delle altre fonti. Due più due fa quattro: malgrado qualcuno voglia stupirci con effetti speciali, ci dovremmo rassegnare all'idea che solo il risparmio è l'unica soluzione realmente praticabile in tempi brevi e che forse una certa riduzione dei livelli di consumo è inevitabile.
Questo non significa che non si dovrebbe cominciare a lavorare per il futuro, senza pregiudizi e senza demonizzazioni.
***
Ho tratto la maggior parte delle informazioni dall'ultimo numero di Focus (Focus 188 - giugno 2008) e dalla voce di Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Abbandono_dell'energia_nucleare